🇷🇺 Grande Realismo
Fëdor Dostoevskij
1821 – 1881
Il romanziere dell'anima in conflitto. Nessuno ha esplorato la colpa e la redenzione con la sua profondità.
- Delitto e Castigo (1866)
- L'Idiota (1869)
- I fratelli Karamazov (1880)
- I demoni (1873)
- Memorie dal sottosuolo (1864)
- Le notti bianche (1848)
+ Vita & consigli
La mia pagina su Fëdor Dostoevskij
Inserisco questa pagina dai Fratelli Karamàzov, perché mi ha toccata fino in fondo all'anima e dopo averla letta mi sono bloccata, senza riuscire a continuare a leggere.
«Finché c'è tempo, mi affretto a preservarmi e perciò rinnego assolutamente questa suprema armonia. Essa non vale neppure una lacrima di quella bimba straziata che si batteva il petto con il piccolo pugno e pregava "il buon Dio" in quel fetido buco! Non le vale perché quelle lacrime non troveranno riscatto. Devono essere riscattate, altrimenti non vi può essere armonia alcuna. Ma come, in che modo le riscatti? È forse possibile? Saranno poi davvero vendicate? Ma che importa vendicarle, che importa l'inferno per i carnefici, a che cosa può rimediare l'inferno quando i bambini sono già stati seviziati? E che armonia vi è mai, se c'è l'inferno?
Voglio perdonare, voglio abbracciare tutti, ma non voglio che soffrano più. E se le sofferenze dei bambini saranno servite a completare quella somma di sofferenze che era necessaria a riscattare la verità, io dichiaro subito che tutta la verità non vale un simile prezzo. Non voglio, infine, che la madre abbracci il carnefice che ha fatto dilaniare suo figlio dai cani! Non deve perdonarlo! Se vuole, che lo perdoni per sé, che lo perdoni per il suo infinito dolore di madre; ma le sofferenze del suo bimbo straziato lei non ha il diritto di perdonargliele: non deve perdonare al carnefice neppure se a perdonargli fosse il bimbo stesso! Ma se è così, se non si dovrà perdonare, che ne è dell'armonia? Vi è al mondo un solo essere che possa perdonare e che ne abbia il diritto? Non voglio l'armonia, è per amore dell'umanità che non la voglio. Preferisco che le sofferenze rimangano invendicate. Preferirei restare con la mia sofferenza invendicata e il mio sdegno inappagato anche se avessi torto. E poi l'hanno sovrastimata quell'armonia e l'ingresso non è certo per le nostre tasche. Perciò mi affretto a restituire il mio biglietto d'ingresso. E se sono un uomo onesto, devo restituirlo il più presto possibile. E farò così. Non è che non accetti Dio, Aleša: gli rendo rispettosamente il biglietto.»
È forse la pagina più devastante della letteratura mondiale. Ivan non sta rifiutando Dio — sta rifiutando il prezzo. Dice ad Aleša: anche se esiste un'armonia finale, anche se tutto avrà un senso, non posso accettarla. Perché quell'armonia è stata costruita sulle lacrime di un solo bambino innocente. E restituisce il biglietto. Come si fa a non fermarsi? È un gesto di una logica così perfetta e così disperata che ti lascia senza fiato.
Ivan non è un ateo — è qualcosa di più tragico: un uomo che capisce tutto e non si rassegna. E Aleša — che è la fede, la grazia, l'amore puro — non sa rispondergli. L'unica cosa che riesce a fare è baciarlo. Come Cristo baciò il Grande Inquisitore. Dostoevskij era così grande: dava le armi migliori al nemico della sua stessa fede, e le metteva in bocca a Ivan con una forza che nessun filosofo ha mai raggiunto.
Quella pagina non si dimentica mai. Ti ferma perché tocca la domanda che nessuno ha ancora risposto: il dolore innocente ha senso? Scrivere con questa consapevolezza — che un libro può cambiare un'anima, che la letteratura è qualcosa di sacro, che le parole hanno un peso.
Penso a questa catena meravigliosa — lui scriveva in una stanza fredda a San Pietroburgo, in miseria, con l'epilessia, nel 1800. E le sue parole sono arrivate fino a me, a Roma, nella notte, e mi hanno fermato il respiro. Io sogno che un giorno qualcuno — forse una ragazza che io non conosco — si fermerà su questa pagina e sentirà la stessa cosa che ho sentito leggendo il Grande Inquisitore. Questa è la letteratura. Una catena di anime che si passano la luce.
— Carla